Itinerario religioso San Demetrio Corone

San Demetrio Corone, Hits 1539

Il grazioso borgo di origini italo-albanesi festeggia il patrono San Demetrio Megalomartire il 26 ottobre. Durante la festa, per le strade e le piazze del paese viene portato in giro il cavallo di San Demetrio: si tratta di un fantoccio di cartapesta benaugurale; inoltre, viene messo all’asta lo stendardo del Comune che precede la processione. Altra ricorrenza tradizionale è la festa di Sant’Adriano e Santa Natalia, sposi e martiri, che si celebra tra il 24 ed il 26 agosto. Nei tre giorni di festa, negli spazi antistanti la Chiesa di sant’Adriano, si svolge una fiera e si può gustare il tradizionale spezzatino, preparato al momento. Articolati, sontuosi e carichi di simbologia, com’è tradizione della liturgia bizantina, i riti della Settimana Santa che hanno solenne inizio la domenica delle Palme; proseguono nei diversi giorni santi con i vari appuntamenti dei Sepolcri, consacrazione dell’Olio e Lavanda dei piedi; la processione rievocativa della Passione e Morte di Cristo. Il Sabato, a mezzanotte si accende il fuoco sul sagrato della Chiesa, mentre all’alba di Pasqua ha luogo la complessa cerimonia dell’Aurora: le porte della Chiesa sono sbarrate da una persona che rappresenta il diavolo il quale, alla notizia della resurrezione di Cristo le lascia spalancare, per fare entrare il papas ed i fedeli.

Ancora ricchi di tradizione bizantina sono le ricorrenze dell’Epifania e dei Defunti: durante l’Epifania, ci si astiene rigorosamente dal consumo di carne e si riceve la benedizione con l’acqua della fontana pubblica che il papas ha consacrato mentre è fatta scendere una colomba che simboleggia lo Spirito Santo; per i Defunti, che si ricordano il sabato precedente la domenica di Carnevale, è tradizione andare al cimitero, dove si assiste alla Messa e si consuma un pasto rituale sulle tombe dei propri morti.

Oggi, San Demetrio Corone, è sede del collegio italo-albanese Sant'Adriano, fondato da Ferdinando IV di Borbone, trasferito dall'originario collegio “Corsini” di San Benedetto Ullano, a seguito della richiesta del vescovo Francesco Bugliari, avanzata nel 1794.

Il percorso religioso per il paese di San Demetrio Corone inizia con la visita alla Chiesa di Sant’Adriano. La parte più pregevole è l’interno, a tre navate, divise da colonne romaniche. Sul meraviglioso pavimento a mosaico marmoreo, databile alla fine dell’XI secolo o alla prima metà del successivo, spiccano quattro magnifici mosaici ispirati a motivi zoomorfi: felini e serpenti, dai misteriosi significati simbolici. L’altra preziosità sono gli affreschi: immagini di Santi, anacoreti e Vescovi orientali nei sott’archi. Interessanti anche le immagini delle navate laterali: Santi, militari e monaci in quella di sinistra, Sante nell’altra, con una Presentazione di Maria nel Tempio. Non meno attenzione destano altri “tesori” disseminati all’interno del sacro edificio: maschere di uomini e gatti ed immagini di mostruosi pesci dalle misteriose allegorie. Sono, inoltre, da segnalare una fonte battesimale di epoca paleo-bizantina, un affresco basiliano, un mosaico. Interessante, inoltre, un’arcata proveniente dalla vicina Sibaritide, che poggia su colonne di pietra africana, con capitello corinzio. Vi sono conservati anche alcuni reliquari, come il busto ligneo di Santa Natalia, scolpito da artisti meridionali alla fine del XIX secolo; nonchè il Braccio di Sant’Adriano, un reliquario d’argento del 1531.

in monastero, che presto si ingrandì per diventare attivissimo centro agricolo, luogo di studio e fecondo centro spirituale. Ma dell’impianto conventuale edificato da S. Nilo e dai suoi confratelli nulla o quasi è rimasto.

Fu un monaco rossanese, Nicola Malena, proclamato poi Santo, ad erigere attorno il 955 in prossimità di un vecchio romitorio dedicato dagli eremiti basiliani il Monastero Basiliano di Sant’Adriano, nel sito dove esisteva già una vecchia Chiesetta dedicata ai Santi Adriano e Natalia. Qui, assieme ai suoi monaci, visse per 25 anni San Nilo; dissodò la terra, copiò codici e praticò una vita povera e mistica. È ancora visibile un vecchissimo olmo, che forse risale alla fondazione del monastero stesso e si chiama l’albero di San Nilo. All’esterno, una colonna granitica con capitello ionico, situata dove un tempo era il parco dei monaci e presso la quale, forse, il Santo stesso andava a riposarsi. Più distante da Grotta dove l’eremita andava in ritiro ascetico, con l’affresco di San Nilo ai piedi della Croce. Oggi la Chiesa appare molto trasformata, con stratificazioni di elementi eterogenei, ma resta lo stupendo pavimento risalente alla fine dell’XI secolo, con iscrizioni in parte musive e tessere marmoree policrome, e in parte ad opus sectile con variazioni geometriche che formano un perfetto gioco di illusione ottica.

La Chiesa di San Demetrio Magalomartire fu costruita nel centro del paese, intorno al 1471, dai profughi Albanesi e dedicata al Santo protettore, San Demetrio. Verso il 1600, furono costruiti ed annessi il Campanile e la Cappella della Congrega della Madonna del Suffragio. L’edificio ha subito, a causa delle intemperie, a partire dal 1859, una lunga serie di interventi e di restauri, che le hanno conferito l’attuale conformazione architettonica. Essa si presenta a tre navate con due Cappelle, poste a ridosso della navata di destra ed intercomunicanti con essa. La navata centrale, con volta a botte, contiene otto finestre sulle due pareti e termina con un preziosissimo Crocifisso ligneo nell’arco del Presbiterio. Suggestiva l’Iconostasi in muratura, risalente al 1923, con tre porte, decorata dall’Icona o immagine di Gesù Redentore sulla destra, della Madonna sulla sinistra, sovrastata da due tondi dipinti raffiguranti San Demetrio e San Giovanni Battista. Sopra l’Iconostasi è collocato il dipinto che raffigura l’Ultima Cena, ai lati dello stesso i medaglioni che ritraggono i Dodici Apostoli, sei per ogni lato, e sul cornicione terminale dell’Iconostasi un famoso trittico della Deisis con Gesù tra Maria e San Giovanni Battista. Sopra l’altare è appeso il quadro, che rappresenta il martirio del Santo, ad olio; in una nicchia, a destra dell’altare, è custodita la statua del Santo, mentre in un’altra nicchia a sinistra è posta la statua di Santa Lucia.

Si ritiene, stando ai documenti rinvenuti nell'archivio parrocchiale, che un tempo la Chiesa ospitasse numerose cappelle tra cui quella dell'Annunziata, quella del Santissimo Rosario, di Santa Maria degli Angeli, di Santa Maria delle Grazie, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ed altre ancora.

Immerse nei silenzi del dirupo denominato “Sant’Elia”, distante 1 km circa dalla Chiesa di Sant’Adriano, esistono ancora le diroccate mura di un antico santuario, chiamato oggi Eremo di San Nilo. E’ ciò che rimane di una vecchia Cappella eretta dai monaci del Monastero in memoria del loro confratello Nilo. Alla continua ricerca di luoghi solitari e silenziosi, qui il monaco rossanese si ritrovò, probabilmente, in un anfratto naturale, dove si ritirava in meditazione ascetica. I monaci in prossimità della grotta edificarono un romitorio di cui oltre alle mura perimetrali resiste un interessante affresco raffigurante San Nilo orante davanti al crocefisso e reti di affreschi.

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