Il defogliatore dell’ontano
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Il responsabile dei diffusi attacchi sull'ontano napoletano ( Alnus cordata (Loiser) Desf.) , nelle aree della Presila Cosentina e fino sotto Monte Scuro, è un insetto dell'Ordine dei Coleotteri e della Famiglia dei Crisomelidi che va sotto il nome di Crisomela dell'ontano (Agelastica alni Linnaeus, 1758). L'attacco è di notevole entità tanto da non risparmiare, almeno nell'aree menzionate, nessuna pianta di ontano napoletano unitamente a qualche pianta di salice delle capre (Salix caprea L.) presenti nelle stesse zone. La vegetazione attaccata si riconosce da lontano per un caratteristico arrossamento delle chiome.
La crisomela è parassita anche di altri ontani quali il nero (Alnus glutinosa (L.) Gaertner) presente in tutta Italia isole comprese e i nordici ontano bianco (Alnus incana (L.) Moench.) e ontano verde ( Alnus viridis (Chaix) DC).
L'ontano napoletano è specie a foglie caduche, endemica del Meridione e vive in formazioni pure o in gruppi in querceti, castagneti e faggete fino alla quota di 1.500 metri, adattandosi bene a qualunque tipo di terreno anche se argillosi e pesanti.
Il corpo dell'adulto della crisomela dell'ontano è ovale ed è simile a quello del maggiolino ma di colore nero blu e blu metallico nella parte dorsale mentre le larve sono di colore nero lucente e portano sparsi per tutto il corpo dei tubercoli pelosi. La specie presenta una sola generazione all'anno e sverna come adulto. A tarda primavera, appena le temperature lo consentono, si portano sulle foglie che utilizzano sia per nutrirsi praticando fori, che per deporre sulla loro pagina inferiore le uova a mo' di placchetta. Le femmine riescono in questo periodo a produrre fino a 900 uova.
Alla schiusura delle uova, compaiano le larve che restano sulla stessa pagina inferiore dove si nutrono del parenchima fogliare che viene completamente eroso lasciando le sole nervature. Nei mesi di giugno–luglio, dopo essere giunte a maturità si portano sul terreno dove si impupano per poi sfarfallare nei mesi di settembre-ottobre. Gli adulti si riportano quindi sulle foglie per nutrirsi e ai primi freddi si preparano a svernare nel terreno fra foglie secche e muschi. Può verificarsi, e non di rado succede, che i nuovi adulti siano presenti contemporaneamente alle larve non ancora mature per impuparsi.
Essendo l'agelastica un defogliatore i danni provocati sono visibili dalla primavera inoltrata a tutto l'autunno. Essi sono causati sia dall'adulto che pratica dei fori, che dalle larve che grazie al loro apparato boccale masticatorio riescono a nutrirsi del tessuto fogliare. Essi risultano di una certa entità in quanto le foglie attaccate vengono completamente scheletrizzate e pertanto non riuscendo a svolgere più la fotosintesi clorofilliana, le piante defogliate hanno un rallentamento nella crescita fino al rischio di morìa degli esemplari più giovani.
Per lo più i danni sono limitati e circoscritti e per questo si evita di effettuare interventi di lotta con l'uso di insetticidi per comprensive implicazioni di carattere ambientale.
Tra l'altro, quest'anno, alla data del 5 agosto le piante si presentavano completamente defogliate, o meglio portavano solo le nervature fogliari, ma per l'eccezionale prolungarsi della stagione estiva, già alla data del 9 settembre, su alcune piante, le gemme fogliari davano vita a nuove foglie.



































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